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Alla scoperta delle strade romane

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Le strade : Lista strade>Via Appia>Cenni storici

 

La via Appia fu costruita da Roma a Brindisi in lotti successivi dal 312 a.C. al 191 a.C. seguendo l'avanzare delle conquiste romane nell'Italia meridionale.

Dopo la rovinosa sconfitta di Lautulae (315 a.C.) presso Terracina, che costò la defezione di Capua durante la seconda guerra sannitica (326-304 a.C.), il censore Appio Claudio decise la costruzione di una nuova strada rapida e difendibile per raggiungere Capua e controllare la Campania, in sostituzione dell'antica via Latina tortuosa ed esposta ad attacchi militari.

Lautulae


Un primo tratto fu costruito nel 312 a.C. da Porta Capena nelle mura serviane (vicino al Circo Massimo) fino a Formia ed un secondo tratto durante il suo consolato nel 307 a.C. fino a Capua, raggiungibile così in 132 mp (milia passuum). 1 m(ilia) p(assus) = 1482 m

Negli anni successivi, dopo la sconfitta di Pirro (275 a.C.), la strada fu prolungata nel 268 a.C. di 32 mp fino a Benevento e poi passando per Venosa, Taranto raggiunse Brindisi nel 191 a.C. dopo la conquista romana della Messapia e del Salento, per un totale di 365 mp pari a 540 km.

Solo nel 109 d.C. (quattro secoli dopo) l'imperatore Traiano aprì da Benevento a Brindisi un itinerario alternativo, la via Appia-Traiana, dal tracciato più agevole, ammodernando percorsi più antichi costruiti dai consoli Minucio Rufo e Lepido (via Minucia) nel 221 a.C. e dal pretore Gellio (via Gellia) nel I sec a.C. ottenendo così una riduzione di 28 mp (vedi l10 - Lugli) pari ad un giorno di viaggio.

 

Il progetto esecutivo della via Appia fu portato avanti con nuovi concetti e innovative opere d'ingegneria che hanno rivoluzionato il modo di concepire una strada, quali:

- La realizzazione di lunghissimi rettilinei ( 24 km da Roma a Genzano, 59 km da Genzano al Santuario di Feronia, altri a Minturno e nell'Ager Falernus)   che obbliga la costruzione di ponti, viadotti, terrapieni per superare ostacoli naturali.

- l'abbandono dell'attraversamento delle città.

- le opere di bonifica idraulica per superare acquitrini e paludi.

La via Appia, originariamente costruita con pavimentazione di pietrisco, fu lastricata negli anni successivi fino a Capua (191 a.C.) con grandi lastroni (o "basoli") di pietra basaltica.
Le dimensioni della sede stradale, che sarebbero diventate standard per le altre vie consolari di grande traffico, erano di 14 piedi romani (4,15 m) per la carreggiata, sufficienti a consentire il passaggio contemporaneo di due carri nel doppio senso di marcia e di 11 piedi (3,25 m) per ciascun marciapiede laterale in terra battuta; per un totale di oltre 10 metri di larghezza.

Ogni 10 mp circa esisteva una stazione di cambio cavalli o mutationes e ogni 20 miglia circa esisteva una stazione di cambio cavalli ed alloggio con ristoro per i viaggiatori o mansiones. Sulla via Appia alcune stazioni o statio coincidevano con villaggi preesistenti ed altre furono create appositamente per il cursus publicus (il servizio di trasporto di merci, persone e messaggi al Servizio dello Stato, CIL VI, 31338a e CIL VI, 31370) e divennero poi centri abitati.

 

Per una strada così lunga ed importante si resero necessari diversi interventi di restauro testimoniati dalle iscrizioni ritrovate, come quelli :


- del censore L. Valerio Flacco a Formia nel 184 a.C. (Liv. 39.44.6);

- del censore M. Emilio Lepido a Terracina nel 179 a.C. (Liv. 40.51.2);

- dal questore Giulio Cesare nel 65-69 a.C. (Plut. Caes. 5.9);

- dell'imperatore Augusto a Venafro e Benevento nel 16-17 a.C. e   2-1 a.C. (CIL IX 5986, 5989 e CIL IX 5977, 5978);

- dell'imperatore Vespasiano nel 76 d.C. (CIL X 6812, 6817);

- dell'imperatore Nerva nel 97 d.C. (CIL X 6813, 6818, 6822, 6825,    6828, 6829, 6832, 6859, 6861-6863, 6871, 6873);

- dell'imperatore Traiano nel II sec (CIL X 6849);

- dell'imperatore Adriano sul tratto Benevento-Aeclanum nel 127   d.C.(CIL IX 6072,6074,6075);

- dell'imperatore Antonino Pio al ponte sul Volturno a Casilinum (CIL    X 3831);

- dell'imperatore Settimio Severo che, oltre il "Settidotium", famosa   facciata monumentale per abbellire con una quinta scenografica   l'arrivo in Roma dei viaggiatori, fece erigere a Brindisi due colonne   di marmo cipollino africano prospicenti il mare Adriatico come miliari   terminali della via Appia (CIL X 6908 e CIL IX 2122,6010);

- dell'imperatore Caracalla a Fondi (CIL X 6854);

Con la costruzione delle mura aureliane (270-277), la via Appia fu interrotta dalla Porta Appia, ora San Sebastiano, per cui oggi si dice che la via Appia inizia da Porta San Sebastiano.

 

La via Appia per le sue caratteristiche di via a rapido scorrimento divenne l'asse viario fondamentale per i rapporti commerciali e per i viaggi in Oriente.

Nel tempo, lungo il suo percorso, oltre gli splendidi sepolcri costruiti fuori Roma ed altrove, si aggiunsero archi onorari, ville, case, con una grande monumentalità che le valse l'appellativo di regina viarum (...qua limite noto Appia longarum teritur regina viarum.. dal II libro delle Silvae del poeta Stazio)

 

La decadenza della via Appia inizia al V sec. con il crollo dell'organizzazione dello stato romano per la mancanza di manutenzione, per i conseguenti impaludamenti, per le invasioni barbariche che provocarono la fuga delle popolazioni dalle pianure.

Teodorico (455-525) restaurò il Decennovio (il nome dato al rettifilo di 19 miglia fiancheggiato dal canale di bonifica prima di Terracina) poichè era già sommerso dalle acque. Ma l'utilizzo dell'intera via Appia si interruppe con la conquista longobarda di Capua nel 593.

Fino al IX secolo il tratto vicino Roma era ancora funzionale, ma poi, con la devastazione dei saraceni nel 946, anche questo fu abbandonato.

Nei secoli seguenti gli antichi monumenti trasformati in castra dalle nobili e potenti famiglie romane diventarono torri di difesa o cittadelle (vedi il Castrum Caetani che inglobò e salvò dalla distruzione la tomba di Cecilia Metella) e ciascun proprietario esigeva un pedaggio sul proprio tronco di strada.

Ciò accrebbe il disuso della strada e la ricerca di vie alternative, quale fu la via Appia Nuova lastricata dal Papa Gregorio XIII nel 1574 su parte dell'antica via Asinara.

Durante questi secoli di decadenza tutti i monumenti ed i sepolcri che avevano dato origine allo splendore ed interesse sulla via Appia da permetterle il nome di regina viarum, furono regolarmente depredati.

Quel poco che oggi rimane si deve all'istituzione nel 1534 per volere del Papa Paolo III del "Commissariato delle Antichità per la salvaguardia dei beni storici".

Finalmente nel 1568 il Viceré di Napoli, Pedro Afàn de Ribera duca di Alcalà, effettuò lavori di restauro dell'ormai fatiscente via Appia nel tratto della gola di Itri.

Poi il Papa Innocenzo XII (1691-1700) costrui la via Appia Pignatelli per collegare la via Appia alla via Appia Nuova.

Ed il Papa Pio VI nel 1777 restaurò il tratto lungo le paludi pontine prima di Terracina, già rifatto da Teodorico, e nuovamente sommerso dalle acque. Ma in quest'ultimo restauro, per rialzare il fondo, furono utilizzati e frantumati gli originali basoli in pietra basaltica che non sono più reperibili in situ.


Oggi la sfida per la conservazione e trasmissione del patrimonio archeologico, storico e culturale della via Appia esige l'impegno di tutti i Cittadini e delle Autorità. Questo impegno, dopo anni di discussioni, si comincia a concretizzare attraverso la costituzione di Parchi archeologici territoriali lungo tutto il percorso da Roma a Brindisi a partire dal "Parco Regionale dell'Appia antica" e dal "Parco Regionale naturale Monti Aurunci" nel Lazio, seguito in Campania dal "Parco Regionale naturale di Roccamonfina - Foce del Garigliano".


 

CIL=Corpus Inscriptionum Latinarum


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